Chiunque abbia avuto un’esperienza diretta o indiretta con il fumo sa quanto può essere difficile liberarsi dalla dipendenza da nicotina; negli ultimi anni in effetti si stima che oltre il 70% dei fumatori vorrebbe smettere. In che modo la Mindfulness quindi ci può aiutare a smettere di fumare?

Per capire meglio il problema conviene iniziare a parlare di come nasce questa dipendenza.

Innanzitutto dobbiamo partire da come le abitudini vengono apprese, cioè come si crea quello che viene chiamato “habit loop”.

Tutto nasce da uno stimolo, anche detto “trigger”. Se per esempio al termine di una piacevole cena usciamo e fumiamo una sigaretta offerta da un amico, questo ci da modo di prolungare quella sensazione di piacevolezza. A questo punto il nostro cervello registrerà quest’associazione, così che la prossima volta che mangeremo un piatto appetitoso aumenterà la probabilità che ci venga voglia di una sigaretta.

E se la fumiamo cosa potrà mai succedere? Che diamo inizio al loop! Dopo un po’ nella memoria il cibo sarà associato alla sigaretta e in breve ecco l’automatismo: mangiare- desiderio- fumo.

E adesso? Come interrompere questo circolo vizioso?

La Mindfulness ci invita a fare esperienza di una serie di pratiche, corporee e meditative, che ci permettono di osservare direttamente quello che ci accade momento dopo momento, intenzionalmente e in modo non giudicante.

Nel caso del fumo queste pratiche ci vengono in aiuto nell’osservare, scomporre e separare le diverse componenti del loop, così da renderlo meno automatico e impellente.

Diceva Viktor E. Frankl (famoso neurologo e psichiatra austriaco del ‘900): “Tra lo stimolo e la risposta c‘è uno spazio. In quello spazio si trova il nostro potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta risiedono la nostra crescita e la nostra libertà.”.

Attraverso le pratiche di Mindfulness in effetti abbiamo un osservatorio privilegiato dal quale vedere e capire la connessione tra stimolo e desiderio per la sigaretta.

  • Quali sono i trigger per me più insidiosi?
  • Sono piacevoli o spiacevoli?
  • Quali sensazioni si generano nel mio corpo?
  • Di che intensità è il mio desiderio?
  • Cosa succede se non lo soddisfo?

Sono solo alcune delle domande a cui praticando potremo dare risposta in direzione della nostra consapevolezza. Quando tentiamo di smettere di fumare spesso abbiamo l’intenzione di combattere o evitare il desiderio, per esempio spostando l’attenzione quando sopraggiunge o evitando alcuni stimoli.

La mindfulness invece parte da un’intenzione completamente diversa per aiutarci a smettere di fumare; per controllare il desiderio occorre imparare a stare con le sensazioni e i pensieri che lo accompagnano, occorre imparare a cavalcare l’impulso così come si fa con la tavola da surf sull’onda, senza rimanerne travolti.

È qui che nasce e si risolve il paradosso: più accogliamo l’onda con gentilezza e curiosità, meno ne saremo travolti, in senso dialettico è quindi l’accettazione che promuove il cambiamento!

E così se per una volta stiamo con il nostro desiderio senza evitarlo o soddisfarlo scopriamo che sensazioni e pensieri svaniscono per poi tornare (proprio come le onde del mare) e che se lo facciamo più volte, ben presto il desiderio si estinguerà da solo.

Spesso quando proviamo a innescare un qualsiasi cambiamento l’impresa può risultare ardua e andiamo incontro a periodi di parziale o totale ricaduta nelle vecchie abitudini. In questi casi possiamo diventare estremamente severi e giudicanti nei nostri confronti, con il rischio di gettare la spugna.

L’approccio gentile e rispettoso della Mindfulness ci aiuta anche in questo, invitandoci ad accettare il passato, imparare dagli errori e stare nel presente senza perdere l’obiettivo.

Non a caso uno dei significati della parola Mindfulness è ricordo o “non dimenticanza”.