Nella nostra vita di tutti i giorni ci troviamo spesso a dover aspettare delle risposte, da un cliente che deve decidere se acquistare o no il nostro prodotto, da un datore di lavoro che ci deve dire se ci assume, dal nostro partner che è impegnato sul lavoro e non può rispondere.

O ancora dal figlio che fa finta di non sentire la domanda, dal centro analisi dell’ospedale che ci deve far sapere l’esito di un esame, dal professore che ci deve dare un voto, dall’amica che non risponde a un whatsapp, ecc.

Si tratta di situazioni in cui è facile farsi prendere dall’ansia, immaginare tutti gli scenari possibili e anche quelli più improbabili, diventare irrequieti, impazienti, a volte impulsivi, provando a prendere in mano la situazione e chiedendo all’altro di farci uscire da questa agonia, darci una risposta, subito, fosse anche brutta, ma una sacrosanta risposta!

Quello che ci mette in difficoltà in questi frangenti non è l’altro, con i suoi tempi lenti o diversi dai nostri . È piuttosto la nostra incapacità di stare nell’incertezza.

È un terreno instabile e sconosciuto e noi vorremmo tanto avere delle certezze, per sentirci al sicuro e tornare ad avere tutto sotto controllo, gestibile, affrontabile in modo razionale e sicuro.

In che che cosa può trasformarsi l’incertezza?

L’incertezza spesso a livello emotivo si trasforma in ansia, arriva nel corpo nella forma di un respiro corto e affannoso. Oppure si manifesta con tensioni muscolari, sensazioni di nausea, tachicardia.

Il non sapere popola la nostra mente di pensieri invadenti che riguardano il futuro:

  • che potrebbe essere successo?
  • cosa ho fatto di male?
  • cosa posso fare per cambiare la situazione?
  • che succederà adesso?
  • ce la farò ad affrontare questo scenario?

La pratica di Mindfulness ci insegna a guardare l’ansia con curiosità e apertura, senza giudizio, come un fenomeno passeggero che ci attraversa, senza farci travolgere dai pensieri e dalle sensazioni fisiche correlate, che impariamo a riconoscere e ad osservare a una certa distanza.

Proveremo cosi a coltivare l’intenzione di aprirci in modo gentile e soprattutto curioso a un futuro che non conosciamo. Un futuro che potrebbe portarci molto al di là dei nostri scenari catastrofici.

Quando meditiamo l’àncora del respiro, e più in generale del corpo, ci aiuta a trovare il nostro centro e a rimanere fermi e fiduciosi senza farci travolgere dall’impazienza o dall’irrequietezza.

Tornare al corpo ci alleggerisce dei pesi della mente e ci apre a nuove possibilità.

Molte sono le prove scientifiche che danno evidenza della validità delle pratiche di consapevolezza nella riduzione dell’ansia.

Quando smettiamo di preoccuparci di ciò che accadrà poi e siamo presenti a noi stessi, scopriamo infatti un mondo di potenzialità qui e ora

al di fuori di ogni futuro auspicato o temuto, ci accorgiamo della bellezza di questo momento. Ci accorgiamo di ciò che già c’è e di tutto quello che potrebbe ancora accadere, lasciamo andare la paura e ci apriamo allo stupore.

È in questo spazio di incertezza che possiamo scoprire qualcosa di nuovo, di noi e degli altri.

È in questo spazio di vuoto che può nascere il cambiamento, la rottura con il passato, l’evoluzione e la trasformazione personale.

È in questo spazio di non controllo che possiamo diventare ciò che ancora non siamo e affrontare qualunque esperienza la vita ci metta davanti.