Quando coltivare la mindfulness nei gesti quotidiani può offrire un aiuto contribuendo a prevenire fatti drammatici.

‘La meditazione è “un atto radicale di amore e di cura di sé” che può aiutare a gestire la paura e l’avversione alla base di tanti problemi nel mondo’.

Jon Kabat-Zinn

Ci sono notizie che arrivano come un fulmine a ciel sereno e scatenano reazioni intense nel pubblico, agitando emozioni di dolore, rabbia, sgomento.

Quando siamo attraversati da un tale flusso emotivo è facile che la mente produca giudizi e accuse, l’essere umano ha bisogno di dare un senso all’esperienza e di trovare responsabili.

Questo può accadere in un’ottica di soluzione dei problemi, oppure in modo meno costruttivo come sfogo del dolore stesso per quanto accaduto.

Il telegiornale ha riportato che 9 volte in 10 anni un bambino è morto perchè dimenticato in auto.

Senza alcuna intenzione di giudizio, né pretesa di trovare l’antidoto certo a questi eventi – terribili per chi ne è protagonista e, in misura certamente differente, anche per l’immaginario collettivo – si apre una riflessione su come sia possibile aiutare le persone a sviluppare modalità proprie di prevenzione attraverso il miglioramento della gestione dell’attenzione.

I media ci informano del fatto che l’obbligo del segnalatore applicato all’auto è incastrato in una procedura burocratica di cui noi italiani purtroppo non ci sorprendiamo più.

Questo può farci sentire ancora più impotenti, pertanto più arrabbiati o arresi. Il rischio è di concludere che non ci sia nulla da fare se non attendere passivamente un aiuto dall’esterno.

Diffondere la cultura della mindfulness vuole anche dire ragionare su alcuni cambiamenti culturali necessari a migliorare la qualità della vita delle persone.

Il multitasking si è rivelato spesso un mito

Così si aiuterà ciascuno a gestire al meglio i propri livelli di energia al di fuori di una scorretta mitizzazione del multitasking, che suona più che altro una rilettura volta a giustificare qualcosa di cui pensiamo di non poter fare a meno.

Cominciamo da qui:

il multitasking non sempre serve, spesso non aiuta e a volte ci è fatale.

Sempre più di frequente ci troviamo a vivere con la mente in un posto e in un tempo differenti dal qui ed ora.

Facciamo colazione e pensiamo al prossimo appuntamento di lavoro, usciamo di casa con la mente sulle cose da fare dopo, guidiamo chattando, sediamo al tavolo con i nostri famigliari con la mente su tutto ciò che abbiamo da fare prima di poter, finalmente, andare a dormire.

Poi succede che non ci accorgiamo di che strada abbiamo fatto, non ricordiamo se abbiamo chiuso la porta

O ancora i nostri cari smettono di parlarci perchè non vedono da parte nostra l’ascolto.

Molte cose importanti nelle nostre vite si sgretolano perchè non siamo mai dove dovremmo essere, qui ed ora, nel gesto, nel corpo, nella relazione.

Una volta accade che un papà,o una mamma, un nonno, amorevoli e desiderosi di curare al meglio il proprio figlio, lo dimenticano. No, non è strano.

momento presenteNon in questo contesto, in cui abbiamo preso una strategia economica che il nostro cervello a volte può usare con efficacia e l’abbiamo applicata, quasi forzatamente, ad ogni istante della nostra giornata.
Possiamo fare meglio, possiamo fare qualcosa.

Si può coltivare l’attenzione al momento presente, imparare a gestire la radio incessante di programmi, rimuginii e giudizi che suona nella nostra mente. Possiamo fermarci, respirare, farci una domanda in più.
Inizialmente, come per ogni cambiamento, ci vorrà un po’ di impegno.

Alla base c’è capire che un modo differente è possibile. Non richiede uno stravolgimento delle nostre vite, richiede consapevolezza, intenzione e gentilezza amorevole verso noi stessi, il nostro corpo, l’ambiente, gli altri.

Proviamoci, tutti, a fare questo radicale gesto di amore e di cura di sé e degli altri.
E se ci accorgiamo che qualcuno fatica un po’ di più, aiutiamolo.