Possiamo essere completamente noi stessi e accogliere l’altro nella sua profonda differenza dal nostro ideale di partner, figlio, genitore, collega, capo, amico, compagno di banco, …?

È una domanda cruciale in tutte le relazioni, soprattutto quelle che non possiamo evitare o quelle a cui siamo legati da un affetto profondo.

Tante volte ci facciamo del male provando a corrispondere all’ideale altrui. Quanta fatica nel cercare di piacere, compiacere o soddisfare l’altro per il semplice bisogno di sentirsi riconosciuti, amati e amabili!

Sembra un’affermazione forte? Ma è capitato a tutti noi, prima o poi, di rincorrere un complimento per il bel lavoro fatto, per il voto o il premio ricevuto.

O ancora di ricercare un apprezzamento per le proprie idee, per il proprio look o per lo stato di forma fisica.

Ci si aspetta una pacca sulla spalla dopo essersi ben piazzati a una gara o aver superato egregiamente un esame o una scadenza, un “sei speciale, unica, irripetibile” sussurrato sottovoce nei momenti di intimità con il nostro partner …

Altre volte invece ci facciamo del male con un meccanismo diametralmente opposto, ma frutto della stessa insicurezza di fondo. Come?

Pretendendo che l’altro si plasmi, o almeno si avvicini al nostro ideale di uomo, di compagno, di figlio, di capo, di socio, di amico, di insegnante, di collega, …

Quanti miseri, e a volte subdoli, tentativi di chiedere all’altro di corrispondere ai nostri bisogni, di soddisfare le nostre aspettative o di essere all’altezza delle nostre richieste, criticandolo naturalmente quando ciò non accade.

È una visione ego-centrata che ci guida e che ci fa così tanto soffrire!

Come può aiutarci la Mindfulness?

La mindfulness ci offre una possibilità nuova e rivoluzionaria nella sua semplicità: provare ad accoglierci così come siamo, a volerci bene nelle nostre imperfezioni, ad amarci senza pretese, a nutrirci reciprocamente di una accettazione positiva e incondizionata.

Quanto amo questo punto di integrazione fondamentale tra la mindfulness e l’approccio centrato sulla persona di Carl Rogers! Ma quanto è difficile?

Guardare l’altro senza giudizio, senza condizionamenti del passato e senza aspettative sul futuro. Guardarlo con benevolenza a prescindere da tutto, come essere umano, uguale a noi.

Un essere umano alla ricerca come noi della felicità e del benessere?

Non si tratta di diventare buoni a oltranza ma di iniziare a:

  • Riconoscere i meccanismi egoici che ci guidano
  • Coltivare un sentimento autentico di compassione verso i nostri miseri tentativi di sopravvivenza
  • Provare a uscire dall’automatismo, dallo schema relazionale che ripete soluzioni ormai vecchie e inutili
  • Respirare
  • Fare spazio al nuovo
  • Concedersi di sbagliare
  • Sperimentare ciò che possiamo semplicemente ancora diventare!