Per me la mindfulness è un viaggio intrapreso alcuni anni fa che mi ha portato quasi subito ad un risveglio: seppure sveglia ed attiva ho scoperto di vivere molto spesso il presente e le attività quotidiane in modo del tutto inconsapevole e spesso in ostaggio dei miei pensieri.

Una delle prime tappe di questo viaggio è stata imparare a notare quanto spesso i miei pensieri mi portano altrove rispetto al momento presente, al qui e ora, causando per esempio tante situazioni buffe e di totale sbadataggine per cui mi prendevano in giro e che fortunatamente non si sono tradotte in incidenti seri.

Mi sentivo spesso dire che non ero concentrata, ma in realtà non coglievo esattamente il significato di questa affermazione finché non ho iniziato ad allenare la mia attenzione e ad osservare dove fosse la mia mente: vagava in continuazione, cercando ogni pretesto per agganciare i pensieri, saltando tra ricordi, progetti, giudizi, interpretazioni, commenti ed aspettative su me stessa e sugli altri.

Accorgendomene sempre più spesso ho iniziato a osservare i vari tipi di pensieri notando una distinzione tra quelli “innocui” e quelli generavano un appesantimento del mio stato d’animo.

Quest’ultimo tipo di pensieri riguardavano tipicamente le aspettative riposte sugli altri (avrebbe potuto …, avrebbe dovuto ….), le interpretazioni di situazioni appena vissute (ma quindi se ha detto così significa che ….), i giudizi su me stessa (sono troppo …. Non sono capace di ….) ma anche sugli altri.

Prestando attenzione a questa intensa attività mi sono resa conto di quanto la mia mente sia brava a scrivere storie degne del più abile regista e di quanto io ne fossi il protagonista principale identificandomi perfettamente con la trama: vivevo appieno le emozioni generate da questa realtà parallela.

Si innescava così un loop senza fine che, oltre a tenermi lontano dal qui e ora ed attivare la mia tipica “sbadataggine”, drenava energie, aggiungeva sofferenza, rabbuiava il mio umore fino ad insidiare la mia autostima.

Mettere a fuoco questa dinamica è stata un’illuminazione: “tu non sei i tuoi pensieri” è la frase che più mi sta a cuore perché grazie alla mindfulness ho capito come prendere le distanze dai pensieri, a riconoscerli solo come tali, niente di più; e a lasciarli andare.

Grazie all’allenamento del mio personale muscolo della consapevolezza ho recuperato maggiore “leggerezza” mentale, un approccio più accogliente nelle relazioni, soprattutto con le persone che mi stanno maggiormente a cuore; sono più capace di rendermi conto quando entra in gioco il giudizio o il pregiudizio, quel pensiero che si attiva in automatico offuscando la realtà e impedendo di vedere le cose così come sono.

E sono grata tutti i giorni per ogni piccolo risveglio.