Come la Mindfulness può esserci d’aiuto quando ci sentiamo spaventati.

La paura è uno dei nostri “circuiti difensivi di sopravvivenza” (LeDoux nel 2012).

È un’emozione che  possiamo sviluppare quando viviamo una minaccia in prima persona come sta succedendo in questo momento. Può anche manifestarsi laddove ne facciamo esperienza indirettamente. Ad esempio immaginando situazioni pericolose, essendone testimoni o ascoltandole da tv, radio o social media.

Anche quando non siamo vittime dirette di un pericolo, questa “trasferibilità emotiva” ci ha permesso a livello evolutivo di sviluppare utili meccanismi difensivi.

Tuttavia se considerata alla luce dei molti stimoli e delle diffuse comunicazioni mediatiche allarmanti, da risorsa può trasformarsi in vulnerabilità. Possiamo infatti esporci alla possibilità di non riuscire a valutare i triggers davvero minacciosi. Ponendoci così in uno stato di costante attivazione e grande confusione.

Capita talvolta che l’immaginazione, mossa dalla paura, scateni in noi scenari che richiamano ricordi sgradevoli del passato o che attivano anticipazioni negative futuro. É possibile che sentiamo di “perdere la testa”. Di non riuscire cioè a controllare le nostre emozioni e il nostro corpo nè di riuscire a prendere decisioni con giudizio.

“Perdere la testa”, è difatti ciò che accade in noi da un punto di vista neurologico quando facciamo esperienza di una forte paura:

l’amigdala – centro della nostra vita emotiva e delle nostre reazioni istintuali – prende il controllo e interrompe le nostre capacità di pensiero di ordine superiore.

Quando l’ amigdala “si infiamma”, la neocorteccia – luogo nel quale risiedono le  capacità riflessive e decisionali – va “fuori uso”  e la nostra risposta istintiva ci porta a paralizzarci, a rinunciare e ad isolarci.

Durante simili situazioni ad alta intensità emotiva capita spesso che il nostro respiro si contragga e tutto il nostro corpo si irrigidisca.

Ciò di cui abbiamo bisogno, in questi casi è di ritornare a respirare e di sciogliere le nostre rigidità facendo esperienze di calore e di contatto – che possiamo promuovere nella relazione con noi stessi o con gli altri – ristabilendo in tal modo il senso interno di sicurezza.

Abitare uno spazio di accoglienza e benevolenza nel quale ci prendiamo cura della nostre emozioni e ci “sediamo” accanto a loro, senza che prendano il controllo su di noi, può rappresentare una grande risorsa e un’importante fonte di resilienza che possiamo coltivare per noi stessi.

La meditazione di consapevolezza (Mindfulness) ci invita a coltivare una mente ed un cuore spazioso e accogliente, nel quale poter osservare ed essere testimoni dei diversi stati emotivi che ci attraversano senza identificarci e “farci portare via” da nessuno di essi.

Attraverso la pratica di Mindfulness ci  alleniamo ad abitare lo spazio del possibile. Uno spazio libero dalle paure e dagli schemi ripetitivi dei nostri copioni di vita.

Attingere a questo spazio ci permette di riconnetterci con la profondità di noi stessi dove siamo al sicuro e liberi dai pericoli. Per trasformare ciò che percepiamo essere un limite o un pericolo nella possibilità di conoscerci meglio, di curarci di noi stessi e del nostro equilibrio emotivo, uscendo da ciò che è noto per esplorare nuovi territori.

Entro questo spazio di quiete possiamo tornare pienamente in possesso delle nostre capacità intellettive superiori, per integrarle con il nostro sentire emotivo. Possiamo essere osservatori e testimoni equanimi di ciò che ci attraversa. Permettendo a ciò che prima ci paralizzava di essere avvolto con benevolenza e ristabilendo la nostra capacità di intraprendere scelte sagge.