La mindfulness ci insegna come divenire amici di noi stessi per concederci di accettare i nostri errori e superare il senso di colpa.

Abbiamo tutti fatto la sgradevole esperienza di commettere un errore nei confronti di una persona cara o sconosciuta. Oppure di mancare nei nostri compiti quotidiani con ripercussioni nel nostro lavoro o nella nostra vita personale.

Spesso non avevamo nessuna intenzione di compiere tale errore. A volte invece ci sarà capitato di muoverci su azioni guidate da sentimenti meno nobili, seppur umani, come il rancore o l’invidia. Comunque sia, ci ritroviamo a dover trattare con scomodi e faticosi sensi di colpa che ci “grattano” l’anima.

Come non bastasse, il disagio emotivo potrebbe essere accresciuto da quella bizzarra abitudine che abbiamo noi esseri umani di rimuginare sui fatti trascorsi, rinnovando di continuo il peso che portiamo.

Manteniamo spesso delle convinzioni che non ci permettono di lasciar andare i nostri pensieri e le emozioni correlate.

La mindfulness ci insegna dapprima a trattare le emozioni come avvenimenti passeggeri nel panorama della nostra consapevolezza. Accogliamo le emozioni senza maturare giudizio, ma prestando attenzione alla loro natura passeggera e impermanente. Successivamente, proviamo a lasciarle andare.

Tra le emozioni che in qualità di esseri umani proviamo, la ”colpa” è tra quelle più dolorose ed inquinanti per la nostra mente. Cerchiamo di fuggire il disagio che ci provoca o di punirci per l’errore commesso. Entrambi comportamenti sono poco salutari che non fanno altro che alimentare circoli ricorsivi di sofferenza.

Come possiamo muoverci invece in modo più saggio verso noi stessi? è possibile sviluppare un’attitudine nuova che ci permetta di affrontare le difficoltà legate alla colpa?

La mindfulness ci dice che è possibile. Portare consapevolezza su quel che si muove in noi, spesso non è semplice e rischia anche di essere doloroso. Possiamo però, attraverso la pratica meditativa, creare uno spazio sereno dal quale osservare le nostre emozioni, senza identificarci con esse, e non venirne sopraffatti.

Non ci viene richiesta una facile rimozione della colpa, una alzata di spalle che, al pari di un colpo di spugna, ci cancelli l’emozione indesiderata. Prima di lasciar andare ciò che ci affligge c’è il faticoso, ma necessario passaggio della scoperta, della convivenza e, in termini mindfulness, dell’accettazione di ciò che proviamo.

In termini più semplici, aprire lo sguardo della nostra mente, incontrandoci con amicizia, ci potrebbe far vedere come dietro il senso di colpa si mantenga anche una convinzione di infallibilità. Potremmo scoprire che spesso a mantenerci in una condizione di disagio è l’idea profonda di non poterci permettere l’errore o che questo sia sempre evitabile e controllabile.

Aprirsi ad osservare noi stessi profondamente ci restituisce un’idea di limite e possibilità, relegandoci alla posizione di esseri umani ci regala la nostra fallibilità come condizione necessaria.

In breve, quando ci incontriamo davvero, in modo autentico, come lo si fa con amico tanto caro ed amato, riconosciamo più facilmente di avere dei limiti. A quest’ultimi volgiamo uno sguardo gentile e compassionevole. Pur rammaricandoci per quanto è stato causato per nostra colpa, siamo maggiormente disposti a regalaci il dono di lasciarlo andare.